SAN DIEGO

San Diego
di David Greig
traduzione Pieraldo Girotto
regia Fabrizio Arcuri
con Miriam Abutori, Matteo Angius, Gabriele Benedetti, Fabrizio Croci, Daria Deflorian, Pieraldo Girotto, Simona Senzacqua, Antonio Tagliarini
cura degli ambienti Diego Labonia
assistente Elena Cattaneo
 produzione accademia degli artefatti


Il testo.
San Diego (2003) e’ un testo “in movimento”, ambientato su aerei che si spostano da un continente all’altro, in stanze di ospedale, su strade senza nome, sotto i ponti dell’autostrada, in spiaggia, nel deserto, su un set cinematografico. San Diego è la città con l’aeroporto più vicino al centro di qualunque altra città degli Stati Uniti. San Diego è la città che nessun film o fiction ha mai scelto come set dichiarato. Eppure San Diego ha prestato anonimamente se stessa come location per centinaia di set. San Diego è un corridoio, uno spazio liquido, una terra di nessuno attraversata da molti. E’ anche la città dove è ambientata la trasmissione Bambini scomparsi d’America.

MARIE: A chi devo rivolgere le mie preghiere?
PILOTA: Torre, Speedbird Seven Novembre, un veicolo di grossa taglia occupa
completamente la due-sei destra.
ANDREW: A chiunque lassù.

 


Tutto inizia con l’autore stesso, David Greig, su un aereo in viaggio verso gli USA, verso San Diego. Arrivato in città, si perde e viene freddato in mezzo a una strada – il killer è un uomo che Greig ha incontrato pochi giorni prima, nella sua città, solo per frazione – come se fosse l’apparizione di un frammento ricordato. Da questo momento inizia uno strano viaggio, un viaggio nella scrittura e forse nell’inconscio stesso dell’autore. I meccanismi drammaturgici sono di stampo onirico, il testo si compone di scene che costantemente trasfigurano, si mischiano, si contraddicono. I protagonisti sono dei personaggi con precise caratteristiche. C’è un pilota vero e c’è suo figlio, un attore che sta girando un film sulla vita di piloti veri. C’è la moglie Maria, preda di una depressione post parto, che realizza il sogno di diventare suora in un campo di beduini di un set cinematografico ormai inutilizzato. Poi ci sono Innocenzo e Pio, due che vivono “ai margini”, impegnati a spalare sabbia, rispondere a un surreale call center, a fare polpette di carne – tutto per salvare la società americana da un possibile collasso – che si trovano ad “adottare” l’assassino di Greig, un extracomunitario in cerca della madre. C’è Laura, una giovane donna che mangia pezzi del suo stesso corpo. Sullo sfondo, una storia d’amore – e un uomo e una donna che la renderanno possibile mangiandosi l’un l’altra, ma scegliendo l’artificio come unica modalità e facendosi una promessa: «D’ora in avanti possiamo fingere». L’autore, David Greig, si moltiplica e si sparge nel testo (dopo essere morto, lo ritroviamo in una presenza moltiplicata) per raccontare e trattenere una storia che sembra continuamente sfuggirgli, doppia e infinita.

Di impianto apparentemente tradizionale, il testo di Greig, costringe attori e spettatori a cambiare costantemente punto di vista: niente è come sembra e tutto lentamente si trasforma sotto gli occhi partecipi di tutti, perché le cose in sé non significano nulla e un senso possibile lo ricevono nell’interpretazione di chi le osserva. Le scene sono brevi, serrate e si intersecano spesso l’una nell’altra, seguendo vie impreviste, tornando sui propri passi, contraddicendosi, a volte, in un serrato corpo a corpo che costringe chi guarda a ridefinire di continuo la propria posizione.
Ecco, quindi, ancora l’occasione per scavare a fondo nei solchi del fatto drammaturgico. Si incrociano e si articolano storia quotidiana e evento assurdo: ma cosa è vero e cosa finto? Il “set” che di volta in volta ospita i personaggi è sempre diverso: si passa dall’interno di un aereo al deserto, dalle strade di San Diego a una spiaggia. Il depistaggio è continuo: non c’è soluzione di continuità né un confine tra le porzioni realtà che la storia attraversa. La credibilità della vicenda e delle location è ancora tutta drammaticamente da contrattarsi durante lo spettacolo. Il dramma fonde vita quotidiana con le contraddizioni surreali dell’esistenza e una soluzione è invisibile: l’unico che sembra capace di sciogliere il rompicapo è l’autore stesso, che per farlo diventa anche attore e personaggio della sua stessa opera.

L’autore.
David Greig (Edimburgo 1969) è uno dei maggiori e più prolifici drammaturghi contemporanei. Alcuni suoi testi, oltre a traduzioni e riscritture (Caligola, Candide): Mainstream, The Architect e Europe (1996), il musical Danny 306 + Me e The Cosmonaut's Last Message to the Woman He Once Loved in the Former Soviet Union (1999), Oedipus the Visionare (2005) The American Pilot (2005), Yellow Moon (2006). Del 2007 sono Damascus, applaudito e pluripremiato al Fringe Festival, e una riscrittura delle Baccanti (The Bacchae, con Edward Cumming) per l’International Festival di Edimburgo.



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